INTER - LA STORIA DI UNA SQUADRA LEGGENDARIA
La "Grande Inter", protagonista in Italia, in Europa e nel Mondo, è da sempre considerata l'Inter di Angelo Moratti, presidente dal 1955 al 1968, periodo dei maggiori successi per la squadra nerazzurra. Angelo Moratti subentra alla presidenza del glorioso club nerazzurro a Carlo Masseroni, sotto la cui guida l'Inter, allenata da Alfredo Foni, conquista lo scudetto nelle stagioni 1952-53 e 1953-54. Nei primi cinque anni della nuova gestione si alternano, senza molta fortuna, diversi tecnici che non riescono a dare alla squadra un'identità ben precisa ed i risultati sono abbastanza deludenti. La svolta avviene nel 1960, anno in cui viene ingaggiato alla guida tecnica della squadra Helenio Herrera, allenatore della nazionale spagnola ed ex trainer di un Barcellona che aveva duellato alla pari con il mitico Real Madrid.

Il tecnico argentino diventerà uno dei più grandi personaggi del nostro calcio. Con lui sbarca in Italia Luisito Suarez, il suo regista "di fiducia". Istrionico, dalle idee innovative e spesso criticate, Herrera vuole costruire una squadra dalla fisionomia ben precisa, sia dentro che fuori dal campo, scontrandosi con la mentalità di molti giocatori non propensi ad adattarsi ad un gioco basato prevalentemente sull'aspetto atletico. Del suo modo di intendere il calcio ne farà i conti Antonio Valentin Angelillo, che Herrera non vorrà più al centro del suo attacco, nonostante il suo record di gol in una stagione (33 nel 1958-59) e la fama di goleador di cui godeva.


La sua squadra ideale si basava su un ottimo portiere, Buffon poi Sarti, una coppia di forti centrali difensivi formata da Guarneri e Picchi, un roccioso terzino marcatore come Burgnich ed un difensore esterno pronto ad inserirsi sulla fascia sinistra ed in grado di portare scompiglio nell'area avversaria, ruolo innovativo per il calcio italiano e realizzato alla perfezione da capitan Facchetti. Davanti alla difesa operava un mediano rubapalloni (Zaglio, Tagnin, Bedin) in grado di mettere in movimento a destra il velocissimo Jair, a sinistra Corso, mancino dalla classe immensa, ed il regista Suarez, rapido a smistare palloni per uno straordinario attaccante come Mazzola, e per l'altra punta (Di Giacomo, Milani, Domenghini, Peirò). Il "catenaccio" viene rivalutato e trasformato dal "Mago" in un gioco vivace che conquisterà ben presto consensi sia in Italia sia al di fuori dei confini nazionali.

L'avventura di Herrera comincia con l'Inter che giunge terza in campionato nel 1960-61, seconda l'anno dopo, e che diventa Campione d'Italia nella stagione 1962-63. L'anno successivo comincia per i nerazzurri l'avventura nella Coppa dei Campioni ed il cammino per Mazzola e compagni non si presenta facile. Nel primo turno i campioni d'Inghilterra dell'Everton vengono superati con un 1-0 complessivo mentre negli ottavi i francesi del Monaco vengono surclassati (1-0 e 3-1). Nei quarti di finale viene agevolmente superato l'ostacolo Partizan Belgrado (2-0 e 2-1) ed in semifinale l'Inter si trova opposta ai forti tedeschi del Borussia Dortmund contro i quali pareggia 2-2 in Germania per poi vincere a San Siro per 2-0. Il leader della squadra è Sandro Mazzola che nella competizione ha già realizzato cinque reti ed il 27 maggio 1964 si gioca a Vienna la finalissima contro il grande Real Madrid. La squadra spagnola è formata da grandi campioni, ormai non più giovani, come Arancio, Puskas e Di Stefano e giunge all'appuntamento alquanto logora. Helenio Herrera, che conosce bene gli avversari, ex rivali nel campionato spagnolo, imposta la partita sulla velocità ed un elevato ritmo, elementi che sin dall'inizio faranno la differenza. I nerazzurri trionfano per 3-1 con doppietta di Mazzola e rete di Milani e conquistano per la prima volta la Coppa dei Campioni. Il migliore in campo è il "vecchio" Tagnin e Mazzola si laurea capocannoniere torneo con sette reti. Passano pochi giorni ed il 7 giugno 1964 l'Inter si trova a giocare un'altra storica partita, quella dello spareggio per lo scudetto contro il Bologna allo Stadio Olimpico, dove, al termine di una partita preceduta da tantissime polemiche e tensioni, i nerazzurri vengono sconfitti per 2-0.

A settembre si disputano la finali di Coppa Intercontinentale contro gli argentini dell'Independiente e si rende necessario disputare lo spareggio dopo la vittoria argentina per 1-0 a Buenos Aires e la risposta interista a Milano per 2-0. Il 26 settembre 1964 a Madrid l'Inter si laurea Campione del Mondo di club vincendo per 1-0 grazie ad un gol di Mario Corso nei tempi supplementari. Per la Coppa dei Campioni 1964-65 l'Inter entra in gioco direttamente agli ottavi, dove stracciano la Dinamo Bucarest con un 6-0 a Milano ed 1-0 in Romania. Nei quarti di finale è la volta degli scozzesi dei Rangers Glasgow ad essere eliminati dallo squadrone di Herrera (3-1 ed 1-0). L'avversario della semifinale è il Liverpool campione d'Inghilterra che all'andata vince con un 3-1 che lascia poche speranze per il ritorno. Due settimane dopo, a San Siro, Herrera compie un miracolo caricando al massimo la sua squadra, che risponde con un 3-0 che passerà alla storia. ll primo gol è di Corso con una punizione "a foglia morta" che inganna il portiere inglese, il raddoppio è ad opera di Peirò che ruba la palla al portiere durante una difettosa rimessa in gioco ed la rete della vittoria è firmata da capitan Facchetti con un gran tiro dalla distanza. L'Inter ha così accesso alla finalissima che quell'anno si giocherà proprio a Milano. Il 27 maggio 1965 è il Benfica di Eusebio e Torres l'avversario da superare ed è un gol di Jair, con un pallone reso viscido dalla pioggia che il portiere lusitano non riesce a trattenere, a decidere la partita. Seconda Coppa dei Campioni per l'Inter in una storica stagione nella quale si vince anche lo scudetto davanti al Milan. A settembre si replica la sfida contro l'Independiente per la Coppa Intercontinentale e, dopo il 3-0 di San Siro all'andata, i nerazzurri resistono a Buenos Aires nel ritorno (0-0) ed il 15 settembre 1965 diventano per la seconda volta consecutiva Campioni del Mondo.

Nell'edizione 1965-66 della massima competizione europea l'Inter si presenta come squadra da battere ed arriva alla semifinale dove il Real Madrid si vendica della sconfitta di Vienna eliminando i nerazzurri. La squadra spagnola è completamente rinnovata e l'Inter sbaglia l'impostazione tattica nella partita d'andata, dove Helenio Herrera, mirando a contenere i danni, presenta una squadra molto difensiva che esce sconfitta per 1-0. Nel ritorno di Milano finisce 1-1 ed i nerazzurri sono eliminati. Fuori dal torneo europeo, i nerazzurri si riprendono lo scudetto perso nello spareggio di due anni prima e diventano Campioni d'Italia davanti al Bologna. Il risultato è storico per l'Inter, che conquista il decimo titolo della sua storia potendosi fregiare della stella sulla maglia nerazzurra.

L'anno dopo (1966-67) i nerazzurri si ripresentano con l'intenzione di riprendersi il titolo europeo e sono un rullo compressore. Arrivano in finale eliminando nel'ordine Torpedo Mosca, Vasas Budapest, Real Madrid (vincendo entrambe le partite) e CSKA Sofia (in tre incontri con spareggio a Milano). L'avversario nella finalissima di Lisbona sono i campioni di Scozia del Celtic Glasgow, squadra tipicamente offensiva, ed i nerazzurri arrivano all'appuntamento affaticati da una stagione durissima. Nonostante tutto, l'Inter si porta in vantaggio con un gol di Mazzola ma, nella ripresa, gli scozzesi pareggiano ed, a sette minuti dal termine, mettono a segno la rete della vittoria. Herrera viene accusato di essere troppo legato al suo schema catenacciaro, mentre gli scozzesi mostrano il modello di un gioco che verrà visto come "annuncio" del calcio totale. Pochi giorni dopo, cadendo clamorosamente a Mantova, i nerazzurri perdono anche lo scudetto, le critiche non mancano e ad Herrera viene imputato principalmente di puntare sempre sugli stessi uomini, non dando fiducia ai rincalzi, portando in questo modo la squadra stanchissima agli appuntamenti decisivi della stagione. Il "Mago" siederà sulla panchina nerazzurra ancora per un campionato giungendo quinto e, nel 1968, anche Angelo Moratti lasciava l'Inter cedendo la poltrona di presidente del club a Ivanoe Fraizzoli. Si conclude così la storia di una squadra tra le più leggendarie del calcio mondiale, sia come uomini che come risultati, che ha portato nella bacheca della società coppe e trofei nazionali ed internazionali.